settembre 12, 2009

I.

Sfera, cassa o quadra risuona, parlotta. “Non t’ascolto” a ognuno avrebbe detto, permalosa. Ma, quando bisboccia, sfera, cassa o quadra s’annulla da sola, di botto. E tace, fino al prossimo attacco, al tornare, cavilloso, di qualche paradosso.

Tira un dado, t’apostrofa, nella scatola rossa, e nota il caso. Si sfoga a più non posso, a capo chino su ogni lato della fossa. Se avrà capito la risposta, vedrai che sfera, cassa o quadra più non sbotta. Calma riposa, s’arrotola nella sera che annotta.

II.

Un dolore coperto

E sopra la foglia,

– E ancora più foglie

Di un verde più chiaro –

Man mano che copre

Lo rende più strano.

Se il foglio si buca,

Se strappi la carta

Il gesto si libra

E scopre gengive

E scava nel rosso

Del verde di prima.

III.

Luccicavano i suoi occhi

Balenava un’intenzione

Non sapeva come dire

Se spiegare o sorvolare.

Poi taceva.

Per chi lo conosceva

Era immagine cara,

Bandiera bianca,

Sacro simbolo del volere.

Eppure piangeva.

IV.

Simpatia come Religione

Ha le chiavi del paese

Libero ingresso al campanile.

Da fuori il tempo s’arresta

Quel tanto che può, nell’ora di festa:

Non ti lascia ferito un’assenza,

Del ricordo ti godi il silenzio.

V.

Poeta Inglese, io so

Che provi dal dirupo

La quieta lontananza

Dall’umano.

Nella divina indulgenza

Scrivi un verso invernale

Svapora i suoni dal sale

Dissipa questo gomitolo

D’intenzioni umorali

Sgretola la pietra del male!

Ivan Fassio

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settembre 12, 2009

“Avrete, delle vocali, il suono. Ma sul loro colore congetturerete invano”
Guido Ceronetti