Non sono più
L’impero nella decadenza:
Ho digerito ogni indecenza.
Non sono più partito
Da un lascito qualunque
Da una radice inventata
Da un fondo di vinacce.
Non ho più minacciato
E neppure tramato
Per eventuali cambiamenti.
Privato d’interessi, sbancato.
Ho bevuto l’assenzio
Senza aspettative
E non mi sono più ubriacato.
Non sono più
L’esercito sbandato
L’ordine il contrordine
Neppure il fuoco amico.
Non errante né braccato
O esiliato.
Eppure non mi sono più fermato,
Davvero, e non ho più esitato
Dal momento stesso in cui sono restato.

Ivan Fassio

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3 Responses to

  1. Silvana Dallera ha detto:

    Meraviglioso Ivan… E questo abusato aggettivo per me vuo dire luce, respiro, riconoscimento, non più essere nel mondo, ma essere il mondo. Ogni parola descrive anche il mio percorso e non puoì essere diversamente perché tutte le strade sono diverse, ma tutte sono Una. Forse nelle ultime tre righe ho avvertito qualcosa di sottile… come l’ombra vigile di un controllo or/mai morto. Grazie. Silvana

  2. belacqua ha detto:

    nelle ultime tre righe l’io, decisamente sconfitto, si giustifica. ha già intenzione di ricominciare …

  3. Igor ha detto:

    Non arrenderti, ma ricomincia, prendendo memoria di quello che è stato.
    Cerca intorno a te, e ricorda che non sarà semplice.

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