I)

 

Pare un rompicapo per la mente

Soltanto vaga assurdità

Per perdigiorno e mendicanti

Che ogni atomo di mondo

Ogni angolo visuale

Sveli piani e strategie

Ritmi interni da tracciare

O cornici da seguire.

Ma sapesse ogni persona

Inventare ciò che vede

Ogni volta in nuovi segni

– Ogni sguardo in pura vista –

Sarebbe certo il tedio breve.

Perpetuo ghigno regnerebbe,

Strapperebbe del destino

Ogni misero disegno.

 

II)

Sospeso e non umano
Ciò che lasciò
Ai nostri schemi
Ai miei frasari
Ai tuoi pensieri
L’angelo inceneritore.
Neppure per il cuore
Rimane un goccio
Del poco sangue di prima
Soltanto la mente
Sgomenta ascolta
Fascinoso tremendo
Annuvolarsi un mistero
In assenza prospettica.

 

III)

 

L’Estate Indiana
Era ancora lontana.
La covava – concepita
In tinte più fosche –
Un autunno neppure iniziato.
Condiviso era il sogno
Di un giorno più caldo:
Ma con distacco, senza attesa
Di danze e banchetti.
Con lo spirito d’un estraneo ingordo
Che siede al pranzo nuziale
Senza conoscerne i riti.

 

Ivan Fassio

 

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