Era un torrente scavato nel legno

Scavalcava l’albero

E raggiungeva le foci.

Sensazione fremente d’acquoso mistero.

Nel ricordo di un sogno

Anch’io mi perforo

E spalanco ferite,

Estraggo i miei pezzi,

Uno ad uno, organi e ghiandole, strizzo la bile

E disegno un albero verde.

Mi squarto e mi appendo,

Mi carico in spalla il costato

Sfilaccio la carne che pende da madide ossa

Il sangue – nelle fogne – faccio colare

E nel cuore scolpisco un rosso pagliaccio.

Ivan Fassio

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One Response to

  1. paola lovisolo (cara polvere) ha detto:

    leggo transiti. tracciati faticosi nel sereno.
    più nuvole di quante il vento ne soffia via.
    accento sugli spazi bianchi, tensione appassionata
    pure se a volte le mani restano immobili sui fianchi
    non osando una nudità temuta inavvicinabile. leggo
    desiderio di ascoltare ad occhi chiusi. e ti leggo sempre.
    un caro saluto, Ivan e scusa per la saltuarietà dei commenti.
    paola

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