Il più grave tra ogni sforzo l’agonia di sé: gioioso torpore nella creta del mondo

Occorre librarsi dal suolo, prendere il volo a due mani e portarlo al comando.

Come un bambino che sfiorare il lampadario voglia – il suo volere è un’essenza –

Ché ormai luce, i colori sono entrati negli occhi, un miraggio d’oasi riverbera

E gli occhi non sono presenza ma puro scenario, claudicante abbaglio d’estasi.

Paesaggio fuori fuoco s’offre a noi perdenti, ai viaggiatori, innocenti, sognatori

Quando nel centro del dolore si volge il desiderio – retaggio d’ogni antico sfacelo –

In desolato sguardo su scorci spopolati, inumani spazi: siano palazzi, nuvole o cielo.

Ivan Fassio

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One Response to

  1. paolalovisolo ha detto:


    Quando nel centro del dolore si volge il desiderio – retaggio d’ogni antico sfacelo –

    e retaggio di ciò che appartiene agli astri

    un caro saluto Ivan
    paola

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