Jean Baudrillard – “Taccuini 1990-95”

 

Tranciare coi propri denti l’ultimo cordone ombelicale con il reale, mentre le unghie si conficcano nella memoria, nel silenzio assoluto, e le mosche violano senza sosta il nostro spazio aereo. Non è l’illusione che dissimula la realtà. E’ la realtà che dissimula il fatto che non c’è. __________________________________________________________________________

Quindici anni dopo ho assistito, per una sollecitazione quasi casuale, al risorgere d’una lingua straniera, apparentemente caduta nell’oblio, ma che è riemersa spontaneamente in superficie con le proprie costruzioni, le proprie sottigliezze – una situazione da sogno! Sfortunatamente, è come per le mummie egiziane: una volta riesumate, si decompongono rapidamente. __________________________________________________________________________

La storia del traduttore cleptomane: tutti i gioielli, i candelabri, gli oggetti di valore sparivano dal testo che stava traducendo

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Per la scrittura è come per il resto: bisogna andare più veloci della propria ombra. E’ una specie di atto riflesso, che è finito ancora prima di cominciare. E che non lascia tracce (quando è riuscito). Perché è l’oggetto che fa in qualche modo il lavoro. Perché le cose trovano da sole la loro articolazione. Ma la contropartita di questa specie di scrittura automatica, fatta di concatenazioni senza sforzi, che realizza quella che era l’esistenza stessa – la contropartita è un passaggio all’atto man mano sempre più difficile. Non è assolutamente vero che l’esperienza di scrivere o di parlare ne facilita l’esercizio. Lo rende sempre più angosciante. __________________________________________________________________________

La scrittura frammentaria è in fondo la scrittura democratica. Ogni frammento gode di una uguale distinzione. Il più banale trova il proprio lettore eccezionale. Ciascuno, uno per volta, ha diritto al proprio momento di gloria. Sicuramente, ogni frammento potrebbe diventare un libro. Ma per l’appunto non lo farà poiché l’ellissi è superiore alla linea diritta. Ma anche per pigrizia: non si ha diritto di sprecare il tempo in scopi inutili, sarebbe come sfruttare se stessi per scopi inutili. E anche per compassione verso le parole, che sono già state così utili. __________________________________________________________________________

Colpo su colpo: la radiografia della mia pattumiera – il ritratto a scanner del mio codice genetico – l’inventario fotografico della mia vita quotidiana. In ogni caso: un’analisi senza volto. Lo specchio derisorio della vostra identità perduta , delle vostre deiezioni e del dettaglio futile della vostra vita – identificazione forzata, investigazione poliziesca , oscena quanto l’analisi delle urine o la psicanalisi, di cui tutti questi approcci sono varianti tecniche e degradate. Estetizzazione generale dei residui. Vestigia della magia, la cui potenza riposa nella disposizione delle tracce e degli scarti, delle unghie, dei capelli e delle cellule morte dell’altro. Ma che cosa resta del sortilegio arcaico? __________________________________________________________________________

La fine della vostra vita è un libro supremo Che non si può né chiudere né riaprire a propria scelta Ci piacerebbe conservare le pagine che amiamo Ma l’ultima già si sfoglia sotto le nostre dita __________________________________________________________________________

Il fascino delle notti bianche, è l’idea che l’indomani non sorgerà il giorno. E’ l’idea di prolungare la notte e il tempo come in una illusione pura, come nel sonno e nel sogno, ma allo stesso tempo senza perdere coscienza. __________________________________________________________________________

Il grado zero del disordine e dell’avvenimento. Il punto d’un miracoloso equilibrio totale. Tutti gli affetti disposti in ordine nel vuoto dell’anima. Tutte le funzioni disposte in ordine nel vuoto del corpo. Silenzio del corpo e immobilità del mondo intorno a sé. Si può sognare di dare vita a questa situazione e farne una somma di dettagli insignificanti. Ma senza posa un dettaglio riprende un’importanza smisurata e annulla ogni sforzo. __________________________________________________________________________

Sogno. Gli alberi, i ceppi, i tronchi interi attraversano il cielo orizzontalmente, ritorti nel flusso aereo di vento immobile. Essi discendono il cielo come fosse la corrente d’un fiume, i rami si rompono e galleggiano trascinati come relitti. Gli alberi ora abbattuti, ora sradicati sembrano i superstiti d’un tornado. Tutti sono testimoni di questo fenomeno, ma nessuno ne è davvero sorpreso.

 

Jean Baudrillard, Fragments. Cool Memories III, 1990-95

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5 Responses to Jean Baudrillard – “Taccuini 1990-95”

  1. natàlia castaldi ha detto:

    il frammento sul traduttore mi ha fatto sorridere (sarei traduttrice) …
    torno a rileggermeli stasera.
    ciao, n.c.

  2. Elettra ha detto:

    I migliori per me: il traduttore cleptomane, Il grado zero del disordine, Colpo su colpo… Grazie*

  3. nina maroccolo ha detto:

    Grazie di cuore, Ivan, per questi frammenti bellissimi. Ne ravvedo contenuti molto forti, colmi d’un penare esistenziale che rasenta l’angoscia. Un levitare nell’Ade della concretezza.
    La sospensione, quel “tranciare coi propri denti l’ultimo cordone ombelicale con il reale, mentre le unghie si conficcano nella memoria, nel silenzio assoluto […]”, mi sembra il punto di unione che meglio si sposa con la mia poetica. Perdona, mi viene un parallelo legittimo.
    Questo frammento, per me, è il più importante – come fosse la testimonianza del sovrappeso d’una realtà talvolta insostenibile, inconcludente, specie se riguarda la materia letteraria. L’Io, l’esistenza, la scrittura, tutto insegue il Tutto… E forse è vero che la scrittura è più veloce della nostra medesima ombra: la sorpassa, la sovrasta. Poiché anche l’ombra è sostanza illusoria…
    C’è molto su cui riflettere. Ripasserò presto.
    Ancora grazie per avermi invitato a questo piccolo forum.
    Un caro abbraccio, tua
    Ninì

  4. midons ha detto:

    Baudrillard è stata una scoperta arrivata per rimandi. Anche per me i taccuini sono stati illuminanti, forse perchè c’è il retaggio di quell’etica batailliana della dissipazione che tanto mi appartiene. In un mondo sovrastato dal calcolo e dall’utile, decidere di dissipare anche per qualcuno che non ci dona niente, che non ci offre niente, se non il fatto di esistere suona davvero contro-corrente. Ma l’amore non è forse questo?

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