Se salire e scendere lungo il dorso di un colle fosse come recarsi a una fonte, allora un compito faticoso porterebbe almeno un sorriso. Ma non ci sono fonti, e nemmeno pozze. Se fiumi di persone strepitanti sul selciato giungessero a una piazza, allora una facile meta consolerebbe almeno un poco. Ma non ci sono piazze, e nemmeno fontane.                                   Non c’è una timida brezza ad accarezzare il lago, né brume sottili a sfiorare le sponde. Soltanto rive esistono: dove tutto si accumula. Non hanno giusta collocazione parole esatte, e nemmeno segmenti rette frecce punti. L’indefinitezza trova dignità, in questa grammatica, nel breve tempo possibile. E se, ancora poco fa, polvere non veniva pronunciata mai, basta un attimo e c’è polvere su tutte le cose, dettata e scritta – su muri che già non impolvera più, su opere prima condivise e poi scordate.. Per questo, timido è, per ora, il lago, sottile è il fango, scritte sono tutte le cose!
 

 

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One Response to

  1. marco ha detto:

    per questo motivo mi piace leggere.

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