Speranza chiama – cieca tra le imposte, nel facile clamore del mattino, dalle finestre accese, sfrecciante su auto in corsa, nel pomeriggio ozioso, al telefono per ore – ancora. Che tu sia tu ed io sia io, che il cielo gonfi ogni mattina ai nostri occhi, che la luce veda ancora i propri frutti, che ci si scavi pian piano uguale, in movimento o fermi, una casa in questo spesso mondo.

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