Il locale era scuro e, come al solito, sembrava non avere pareti. Le poche luci concentrate sui tavoli al centro della stanza. Gli animi raggelati, in principio, pallidi e acerbi: sguardi rari e timidi tra gli avventori. Tutto normale per me, che frequento da anni e vengo considerato da ogni cliente come l’ago della bilancia, come il custode dell’equilibrio. Nonostante i miei lunghi silenzi, il mio volto spesso imbronciato, l’atteggiamento naturalmente disinteressato, mi distinguo come l’unico ascoltatore, e, nella consuetudine, come l’unica imprescindibile presenza per la continuazione di qualsiasi tipo di rapporto all’interno del locale. Indispensabile sicuramente per la mia capacità di minimizzare, ironizzare, portare – con un cenno, una battuta, un sorriso – la calma su ogni disputa aperta, su ogni polemica.
Questa volta la mia certezza ha vacillato, io stesso ho constatato che, dopo la rissa, sarei potuto entrare, a partire dal giorno successivo, come un semplice frequentatore saltuario. E questo certamente per colpa mia, lo ammetto. Per non aver saputo convogliare sulla mia persona l’interesse di tutti a discussione iniziata, per non essere intervenuto con una parola che potesse portare il discorso verso altre mete. La timidezza di ognuno s’è rotta d’un tratto e i nervi sono saltati. Mai avremmo pensato di assistere addirittura a percosse, a calci pugni insulti.
I contrasti si sono calmati dopo pochi minuti, ogni persona è andata per la propria strada, io soltanto sono rimasto a studiare il momento di pace. Mi hanno ignorato, non hanno chiesto mie opinioni – come accadeva fino a poco tempo fa – e io ho compreso e assaporato la fine. Ora, nessuno sa del mio compito: è scritto per me, l’ho compreso con l’attenzione, con l’osservazione. Tutti loro possono tornare, da domani, per continuare a parlare, a guardarsi, a vivere. E io, che li tenevo in massima considerazione e adoravo, ripetendomi – nelle lunghe giornate insensate – le loro parole mischiate alle mie e i nostri pensieri semplici e schivi, non so se ritornare.

Ivan

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One Response to

  1. fabio ha detto:

    sì, quando si rompe la timidezza o saltano i nervi o si scolgono, rilassano. non ci sono altre uscite. neanche recitare.

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