DEDALUS. RITRATTO DELL’ ARTISTA DA GIOVANE
E’ dall’esilio che James Joyce compone la quasi totalità delle sue opere, ed è questa prospettiva che viene ostentata nell’indicazione in calce a Dedalus: “Dublin, 1904. Trieste, 1914”. Si tratta di un esilio liberamente assunto come condizione di dubbio sulla propria identità e, al tempo stesso, come distanza da cui ricreare con un massimo di autenticità il proprio passato. L’operazione di “leggere il libro di se stesso” (secondo l’indicazione di Mallarmè e, più in generale, del simbolismo fin de siécle) viene attuata, a partire da queste premesse biografiche, da un punto di vista sempre straniante.
Nella rievocazione dell’infanzia e della giovinezza del futuro scrittore Stephen Dedalus, Joyce deve ricorrere, così, a una struttura volutamente elastica che possa produrre una mescolanza di sublime e cronaca, di poesia e di prosa di memoria. Lo scrittore analizza, utilizzando ironicamente queste prospettive letterarie e culturali (dalla poesia popolare alla mitologia e alla religione), la crescita spirituale ed estetica del proprio alter ego e si permette così di chiarire e insieme parodiare il proprio passato attraverso la descrizione di tutte le tappe della sua formazione e di tutte le maschere indossate. Questo lavoro ininterrotto di risignificazione di passato e presente, di collegamento tra autobiografia e mito deve produrre, nelle intenzioni dell’autore, non il ricordo della “bellezza svanita dal mondo”, ma la “grazia che non è ancora entrata nel mondo”. E’ per la realizzazione di questo programma che la letteratura si fa drammatica, teatrale. Nell’addentrarsi in luoghi di continui mascheramenti e disvelamenti di realtà interiori, l’autore si fa portatore di diversi punti di vista; da una distanza oggettivante egli diventa il regista di una parodia di se stesso. Ogni periodo della propria vita si fa così personaggio, portatore di un proprio particolare linguaggio. Si tratta di un alternarsi di dramatis personae, di maschere inevitabilmente destinate a svanire da un teatro che è mondo, continuo cambiamento e continua creazione.
Presentandoci i primi tentativi di scrittura, l’educazione cattolica al Clongowes College, l’amore per il teatro e per gli studi universitari, l’autore focalizza sempre con maggior lucidità i momenti privilegiati della vocazione artistica: dalle ballate popolari imparate da bambino al timore di fronte alla parola liturgica, dalla lettura della realtà attraverso gli schemi della filosofia scolastica al rifiuto della ristretta realtà dublinese di fronte all’avventura del viaggio. L’artista da giovane, in queste situazioni, viene presentato, di volta in volta, come Icaro, desideroso di evadere, ed anche come Dedalo, imprigionato nel proprio labirinto, negli schemi degli ideali estetici da lui stesso innalzati. Le sue maschere sono gabbie, sempre provvisorie ed evanescenti. Sono le tappe forzate nel cammino verso un’identità mai raggiunta perché mai definibile, verso una libertà impossibile.
Ivan Fassio
 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: