STANOTTE È VENUTA L’OMBRA, L’OMBRA CHE MI FA IL VERSO
A Revignano, nella zona in cui negli anni ’40 visse, ancora ragazzo, Fabrizio De Andrè, si trova una località detta Puarina (roncola in piemontese). Si narra che in quei sentieri, un abitante di quel borgo, passando con il suo calesse, avesse visto le “masche” e che da allora non si muovesse mai dalla propria abitazione se non con la roncola sotto il proprio mantello.
Io ho passato tutta la mia infanzia ad Agliano Terme e, negli anni della scuola elementare, come tutti i miei coetanei, mi cimentavo spesso nel lavoro (allora per me pieno di fascino e misteri) di piccolo intervistatore degli anziani del paese. È passato poco tempo da quando, preso dall’interesse per i tradizionali racconti di “masche” e spiriti (chissà per quale suggestione derivante da letture che vanno dal “gotico” al trattato investigativo su false streghe e meccanismi sacrificali!), andando a frugare tra i vecchi quaderni di scuola, ho trovato un’intervista ad un’anziana signora che ha come oggetti proprio i sentieri di un borgo, una roncola e le masche. Cerco ora di limare un poco la mia scrittura di studente di scuola e riporto un resoconto del racconto: “In una zona di Agliano, ancora oggi conosciuta come Pozzo dell’Olmo, nelle strade di campagna a lato di un pozzo, alcuni uomini alla guida di un carro, si trovarono di fronte ad un grosso ramo di spine. Scesi dal carro per colpirlo e tagliarlo con la roncola, essi si accorsero subito che il ramo stava parlando e che, ad ogni colpo da loro inflitto, rispondeva (naturalmente in piemontese): – colpiscimi ancora, colpiscimi ancora! -. A poca distanza da quel sentiero, nei pressi di un pozzo, per molto tempo le “masche” avevano portato, tutte le notti e alla stessa ora, una pagnotta per uno spirito a loro affine. Appoggiata allo stesso pozzo, per alcuni mesi, una donna sconosciuta aveva filato tutta notte, in un’atmosfera di tenebra, al chiarore di un piccolo lume.”
Penso a queste nostre storie fantastiche, alla loro esile percentuale di verità (chissà in quali fatti o in quali usanze la si potrebbe scovare, con occhi stupiti, se mai si potesse..), al modo in cui venivano percepite e tramandate da giovani e anziani. Penso anche ad alcune canzoni di De Andrè, ad alcune storie che possono averlo incantato da ragazzo, alla “maschera di gelso” e a quale potrebbe essere la mano che accende e spegne un piccolo lume nel pieno della notte…
 
Ivan Fassio 
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