Le Domande dell’Uomo

febbraio 2, 2014

Quale meta avete intenzione di raggiungere? Quale limite scavalcare? Sono le domande dell’uomo, mentre all’origine le gote si arrossano, il discorso vacilla e penzola imbarazzato. L’invidia sboccia, talvolta, insieme alla paralisi di fronte all’inedito: la porta spalancata sul baratro e nessuna citazione a cui aggrapparsi, niente più esempi, consuetudini, discipline. Eppure, colui che è interrogato evade, perché chi continua conosce, chi crea cresce, indifferente alle domande dell’uomo: sordido nel suo vizio, miracolosamente e lascivamente conscio della verità custodita. Sempre rinato…

 Ivan Fassio

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Ezio Gribaudo


Self-Portrait

ottobre 23, 2013

 

Ritrarsi – dipingersi o tirarsi indietro?
Io mi ritraggo ossessivamente, propongo un’immagine di me che si discosta progressivamente dall’originale…
Io mi ritraggo ossessivamente, ad ogni mano che mi cerca indietreggio di un passo…
Ritratto, forse nego, mento, tradisco… Non tratto, sono senza credenziali, sono assoluto, sono puro…
Ad un tratto, sono autenticamente il velo! Candidamente, non mi devo ri-velare…

Ivan Fassio

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Marco Memeo, Fotoascolto di I. F.?, 2009


Le Fiamme della Montagna

giugno 5, 2013

 

Si biforca la valle ai piedi del monte, da sempre,

 

Ché la scrittura del mondo ha scavato strettoie

 

Per cedere alla cima del masso, alla fine rocciosa del viaggio.

 

Le strade rimaste, da un tempo lontano,

 

Erano nuove:

 

Sorgevano a fronte di passi, su scorci di pascolo,

 

Per trovare ristoro dal pozzo, alla cappella del santo patrono.

 

Ora quel luogo è ancora l’inizio di un corso, fiume a ritroso,

 

Per te, alla finestra, che sogni ammaliata:

 

È l’incantevole frana dell’aria, la fiaccola del firmamento,

 

Della battaglia il sacramento possente,

 

La luce animata, la scelta innocente.

 

Ivan Fassio

 ImmagineJean-Paul Charles, 2012


Interiora morti

marzo 10, 2013

 viae inferi domus eius penetrantes interiora morti

Proverbi, 7.27

Prima della morte, nel tempo di una vita, vorrei tanto sapere che cosa accadeva quando non c’ero, poter salutare chi mi ha tradito. Stupito, toccherei con mano le interiora del mio corpo, nella piena presenza dei sensi, curioso, a frugare gli strati, a sentire l’odore di un nervo, il gusto del muscolo. Saprei ricomporre la disciolta cera in candela, sul comodino, nel provarmi morire un milione di volte, percependo, distinti, i rumori sudati dei rantoli. Vedere esauditi i desideri sopra elencati – ma anche gli altri, prosaici, espressi da giovane – per un momento soltanto, e poi dipartire, per sempre. Prima della morte, saprei che morire è la causa del vivere: l’esistere senza apparenza.

Sulle scale salire, nei corridoi scivolare, bussare alle porte nel buio di un prato, alle spalle di un frutteto brinato, scendere i pioli che portavano al fieno, fino al cortile ghiaioso, ai cancelli del cimitero. La primavera e l’estate, l’autunno e l’inverno ricapitolare, o dall’ultimo al primo, a ritroso, ricordare dei mesi ogni indizio. A caso recitarne una parte: gennaio stizzoso, spiritoso febbraio, maggio sognatore, giugno cantatore, settembre grappolaio, novembre triste e stanco, dicembre tutto bianco. La fine dei tempi dissimulare nel clima sereno del viaggio, con la calma di un passeggero.

Prima della morte, vorrei crepare ogni giorno di un destino più tenero e dolce, che sappia oscillare come culla, tenere il ritmo del fiato fino al tramonto, farmi sognare le siepi accanto al sentiero, scoprire il colore del nulla, l’oscuro siero del sonno. Del Mar Nero le onde solcare, in tiepida tensione – per non confondere la veglia con la partecipazione, la voce con la comprensione.

Ivan Fassio


Arcana Giuntura

gennaio 27, 2013

Bologna, 27 Gennaio 2013.

Per “Anatomia Profundae” di Pau Golanò, a cura di Rebecca Russo

Vivo e rivivo
Il mondo interiore
In continuazione.
Fumo la frizione
Tra tibia e fibula –
Impercettibilmente – ad ogni passo.
Nella fluida sospensione di un’arcata
Per occulta articolazione
Ciò che sono
Eccede sempre ciò che ho
Di là da ogni sensazione.

Ivan Fassio

Immagine

Pau Golanò, On the Tips, courtesy Rebecca Russo


Evocazioni di Segni # 5

dicembre 25, 2012

Il melograno
È cibo per nipoti,
Nutrimento
Degli eredi.
L’infanzia affonda
Delle scorze negli strati
Dei colori nelle pieghe.
Natura è morta
E risorge nei giochi
Della sfumatura:
Verdi le foglie, chissà,
E rosse come il fuoco.

Ivan Fassio

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fannidada, frame from video


Evocazioni di Segni # 4

dicembre 24, 2012

È soltanto congettura
Ciò che è visto:
È la pace riposta in un cassetto,
È l’ipotesi della cecità.
Emanazione assidua
D’irrealtà, di omissione
Tenue si scolla, continua
E scivola dalla visione.

Ivan Fassio

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Marco Memeo, acquerello su carta, 2012