Pubblico qui una serie di appunti citazioni riflessioni che ho scritto, raccolto, ordinato dopo aver letto il saggio di Guido Guillén “L’Uno e il Molteplice”. In questa prima parte, ripercorro i primi tre capitoli del libro.
Claudio Guillén
Per letteratura comparata si intende di solito una certa tendenza o ramo della ricerca letteraria che si occupa dello studio sistematico dei sistemi sovranazionali.E’ fondamentale il contributo palpabile alla storia o al concetto di letteratura di certe classi e categorie che non sono meramente nazionali (commedia, rima). Sistemi sovranazionali e non internazionali perché spesso le letterature nazionali non sono il punto di partenza.
Nel 1832 J. J. Ampère tenne un corso a Parigi in cui utilizzava la forma passiva del participio: comparée. L’aggettivo attivo “comparative” utilizzato in Inglese, più adeguato, in quanto ha più senso che sia il sapere o la scienza che compari e non l’oggetto del sapere, ossia la letteratura stessa.
- Attività di fronte ad altre attività, tensione come caratteristica iniziale?
- Sogno (fin da Goethe) di “letteratura del mondo”?
- Sforzo di sviscerare le proprietà della comunicazione letteraria?
- Riflessione intorno alla storia letteraria?
Eludendo la trappola delle definizioni, occorre insistere sull’aspetto dinamico, militante – direbbe Adrian Marino (“une position critique e combative” come scrive nel suo Comparatisme Militant del 1982) – e ricordare, adottando un punto di vista storicistico, origini e finalità, dibattiti e influssi teorici…
Il Locale e l’Universale
La disposizione d’animo del comparatista è la coscienza di certe tensioni fra il locale e l’universale – fra il particolare e il generale. Locale per luogo e non Nazionale per nazionalità, regione.
Questi termini appartengono alla poesia stessa – Il poeta, scrive Heidegger è il “pastore dell’Essere” (Hirt des Seins)
Octavio Paz: L’arte è irriducibile alla terra, al popolo e al momento che la producono; ciò nonostante, è inseparabile da essi. L’opera è una forma che si sgancia dal suolo ma prende corpo perché è legata a un suolo e a un momento.
Il critico è sollecitato da propositi diversi: inclinazione artistica (godimento della letteratura come arte), preoccupazione sociale (l’opera come atto), differenza tra pratica (interpretazione di testi particolari) e teoria (chiarimento di un ordine significativo), distinzione tra individuale e sistema (movimenti generazionali, inerzia della scrittura).
L’attività dello scrittore e del critico – storico comparatista hanno alcuni aspetti in comune – rifiutano di consacrarsi tanto ad uno degli aspetti delle polarità – il locale – quanto all’inclinazione opposta – l’universale-
Le coordinate dell’esperienza del lettore e del poeta sono molteplici, cangianti, successive.
- Borges (parentela con Vladimir Nabokov ma anche debiti con pensatori tedeschi ed origini avanguardiste vicine a E. Pound o T.S.Eliot)
L’orientamento di qualunque memoria è sempre imparziale, o comunque incompleto, di fronte alla ricchezza della storia letteraria.
- Cervantes (Ludovico Ariosto, idee di poetica di Torquato Tasso, le satire di Orazio, le metamorfosi di Ovidio, le Maccheronee di Teofilo Folengo – un sistema tripartito: latino, spagnolo, italiano. Ricordi dell’interminabile lotta con l’Islam nel Mediterraneo si aggiungono alle influenze). Innumerevoli scrittori uscirono dall’ambito della loro cultura d’origine entrando in contatto con forme nuove, estranee.
- Tradizione Ebraica – L’Ebreo Errante, creato a immagine e somiglianza dello scrittore europeo, il poeta latinoamericano deve allontanarsi dal suo condizionamento storico, per ritornare alle radici. Octavio Paz: solo il figliuol prodigo ritorna, Neruda si esercita col surrealismo europeo per poi tornare alle radici, Garcia Marquez scrive: “Il mio maestro è William Faulkner”.
Gli scrittori, per quanto ne sappiamo a partire dalla Poetica di Aristotele, hanno più profondamente sentito tensione tra particolare e generale – proprio come il comparatista.
L’Uno e il Diverso
La rivelazione dell’unità della letteratura, al di là di differenze storiche e nazionali, fu progetto romantico. Alessandro Cioranescu: “Possibile esistenza di una repubblica letteraria europea” – “ricerca di essenze o di sostrati”
Arturo Graf – lezione a Torino del 1876 – necessità di “cercare nel vario e nel mutevole il conforme e il costante”
J. Ortega y Gasset “Teoria del Classicismo” 1907 postulava una sostanza immanente per fare della classicità un “concetto sovrastorico” , “l’uomo porta dentro ogni futura poesia” e “ogni poeta ci plagia”.
Fernando Pessoa – “poiché non potremo mai conoscere tutti gli elementi di un problema, non lo potremo mai risolvere” – In comparatistica non si conoscono tutti gli aspetti, ma il conosciuto aumenta ogni giorno. Come l’antropologia, la letteratura comparata estende in modo decisivo ciò che possiamo esprimere, approfondendo l’intelligenza dell’umanità.
La conoscenza storica o storicistica è limitata. Non tutto è divenire, né tutto è continuità. Trattandosi di scritti, folclore o moitologia, la conoscenza storica implica un processo costante di differenziazione. Tutti i temi si frammentano e suddividono.Occorre continuo dialogo fra strutture ricorrenti e cambiamento. Esempio multisecolare è lo studio della tematica dell’esilio (L’exil vient de loin, scriveva Saint John Perse)
- Aristippo di Cirene nato nel 435 a.c. compone un’opera in dialogo “Agli Esiliati”
-Plutarco trattato “Intorno all’Esilio”
- In epoca moderna Mazzini, Silone, Marx, Thomas Mann
- grandi esempi di Ovidio, Dante, Rousseau
Molti tratti dell’esilio, considerato anche come una certa struttura sociale, politica e linguistica – o semiotica – si ripetono insieme alle loro conseguenze letterarie.
Karl Vossler pensava che l’idea di Weltliteratur – Bibliotheca Mundi – non potesse essere conseguita se non con un rinascere delle credenze religiose. Non le conclusioni ma le premesse si incontrano con il campo di studi della comparatistica – Gli studi comparati nascono nel gran crollo del secolo XVIII e XIX, crollo dell’unico mondo poetico, di un’unica Letteratura basata su paradigmi offerti da un’unica tradizione, da credenze integratrici, da insegnamenti di una poetica multisecolare e quasi assoluta.
Glauco Cambon “Il Futuro della Letteratura Comparata” 1979: con la fine dell’egemonia dei modelli classici iniziò un processo che convertì in un multiverso culturale ciò che anteriormente era stato un universo afferrabile.
Desiderio di disintegrazione o condizione generale?
Non c’è tragedia o epopea perché non c’è più ordine ancestrale restaurabile
Italo Calvino: “L’opera letteraria potrebbe essere definita come un’operazione del linguaggio scritto che coinvolge contemporaneamente più livelli di realtà”
Machado: ” l’insanabile alterità dell’uno, l’essenziale eterogeneità dell’essere”
Octavio Paz: Ora, lo spazio si espande e si disgrega; il tempo torna ad essere discontinuo; e il mondo, il tutto esplode in frammenti. Dispersione dell’uomo, errante in uno spazio che a sua volta si disperde, errante nella sua propria dispersione. In un universo che si disgrega e si separa da sé, totalità che si può pensare solo come assenza o collezione di frammenti eterogeni, anche l’io si disgrega (L’Arco e la Lira, 1976)
Michail Bachtin accentuava il plurilinguismo del genere romanzesco – “pluridiscorsività”
Zone di personaggi, la zona è il raggio d’azione della voce del personaggio.
Se la poesia è tentativo di riunire ciò che fu scisso, la comparatistica è un tentativo secondo, un “metatentativo” di riunire scoprire confrontare le creazioni prodotte nei più disparati e dispersi luoghi e momenti.