Weltliteratur

Novembre 12, 2009

 

Ecco una serie di idee e appunti dal quarto capitolo de L’Uno e il Molteplice di Claudio Guillén.

Weltliteratur

Weltliteratur – termine coniato da Goethe nella vecchiaia, nel 1827 – certe sono le origini settecentesche di tale idea: Voltaire, J.G. Hamann, Herder. Era un luogo comune invocare la Repubblica delle Lettere, per l’abate Prévost riunire in un’unica confederazione tutte le repubbliche particolari – E già viene sollevata di passaggio, l’esistenza di repubbliche particolari.

S’è potuto pensare ad un compendio di capolavori o di autori universali.

F. Brunetière: “Le produzioni di grande letteratura non ci appartengono se non in quanto sono entrate in contatto con altre letterature e in quanto, da tale contatto, si sono avute delle chiare conseguenze”

- si può ridurre una storia letteraria agli scrittori di primissima categoria – le università e certi editori mettono in pratica questa impostazione.

Prospettive storiche anguste e restrittive – nessuna epoca può essere detta esemplare.

Si consideri che Goethe partiva dall’esistenza di letterature nazionali – rendendo così possibile il dialogo tra locale e universale. Nella sua conversazione con Eckermann del 1827 Goethe nota sempre di più che la poesia è “proprietà comune” dell’umanità (Gemeingut).

Si possono includere in una storia le composizioni poetiche che riflettono il mondo in modo più profondo, comune e durevole- Esaltazione romantica del poeta che con la sua immaginazione simbolizzatrice può farci percepire, com scriveva Coleridge, “Make the changeful God be felt in the river, the lion and the flame”.

Herder l’aveva già sottolineato: i “romances”, i cantari e altre forme conservate dal popolo mostrano con grande evidenza la generalità di questa “poesia del mondo”, Weltpoesie.

Per Goethe, ancora, oggi la poesia nazionale non significa gran cosa – impossibile trovare una letteratura nazionale e trasformarla nell’esempio perfetto , si tratti, aggiunge Goethe, “del cinese, del serbo, di Calderòn o dei Nibelunghi”- Per Goethe non esiste arte o cultura patriottica.

Per Goethe ci si avvicina al “dialogo di letterature” (come scriverà Guillermo de Torre ne “Le metamorfosi di Proteo”), prospetta una forte connessione tra questo dialogo e il commercio mondiale (libre échangisme). Per goethe egemonia della borghesia non è nociva, contribuisce alla comprensione.

Dopo le guerre napoleoniche, questo concetto apparirà più urgente e si legherà ad altri ambiti della cultura: europeismo di Giuseppe Mazzini, nuovo internazionalismo socialista.

Marx e Engels riprendono l’idea nel Manifesto Comunista (1848) – Le produzioni locali sono ora proprità comne. “Le limitazioni e restrizioni nazionali si fanno sempre più impossibili”..

Per Dostoevskij, Gide scriverà “lo scrittore più nazionale è sempre il più universale”.

Harry Levin “James Joyce et l’idée d’une littérature mondiale” 1958:

“Se Joyce parte dal nazionalismo per arrivare all’internazionalismo segue un cammino inverso da quello di Dante: se dante particolarizza gli universali, Joyce universalizza i particolari. Dante si era attenuto alle condizioni della bellezza, tali come li annuncia Tommaso d’Aquino: integritas, consonantia, claritas. Joyce a partire da frammenti crea un’integrità, da disaccordi una consonanza, e da oscurità una chiarezza”

Goethe sostiene anche che la singolarità del poeta è ciò che permette che l’attività letteraria illumini “il generalmente umano”.

 

- Nel mondo contemporaneo – cosciena culturale unitaria del mondo, permanente e simultanea – tutte le letterature sono sul punto di diventare “contemporanee”- Il colloquio letterario si riveste di un carattere permanente e internazionale.

 

 Ivan Fassio


Claudio Guillén – L’Uno e il Molteplice.

Novembre 11, 2009

Pubblico qui una serie di appunti citazioni riflessioni che ho scritto, raccolto, ordinato dopo aver letto il saggio di Guido Guillén “L’Uno e il Molteplice”. In questa prima parte, ripercorro i primi tre capitoli del libro.

Claudio Guillén

Per letteratura comparata si intende di solito una certa tendenza o ramo della ricerca letteraria che si occupa dello studio sistematico dei sistemi sovranazionali.E’ fondamentale il contributo palpabile alla storia o al concetto di letteratura di certe classi e categorie che non sono meramente nazionali (commedia, rima). Sistemi sovranazionali e non internazionali perché spesso le letterature nazionali non sono il punto di partenza.

Nel 1832 J. J. Ampère tenne un corso a Parigi in cui utilizzava la forma passiva del participio: comparée. L’aggettivo attivo “comparative” utilizzato in Inglese, più adeguato, in quanto ha più senso che sia il sapere o la scienza che compari e non l’oggetto del sapere, ossia la letteratura stessa.

- Attività di fronte ad altre attività, tensione come caratteristica iniziale?

- Sogno (fin da Goethe) di “letteratura del mondo”?

- Sforzo di sviscerare le proprietà della comunicazione letteraria?

- Riflessione intorno alla storia letteraria?

Eludendo la trappola delle definizioni, occorre insistere sull’aspetto dinamico, militante – direbbe Adrian Marino (“une position critique e combative” come scrive nel suo Comparatisme Militant del 1982) – e ricordare, adottando un punto di vista storicistico, origini e finalità, dibattiti e influssi teorici…

Il Locale e l’Universale

La disposizione d’animo del comparatista è la coscienza di certe tensioni fra il locale e l’universale – fra il particolare e il generale. Locale per luogo e non Nazionale per nazionalità, regione.

Questi termini appartengono alla poesia stessa – Il poeta, scrive Heidegger è il “pastore dell’Essere” (Hirt des Seins)

Octavio Paz: L’arte è irriducibile alla terra, al popolo e al momento che la producono; ciò nonostante, è inseparabile da essi. L’opera è una forma che si sgancia dal suolo ma prende corpo perché è legata a un suolo e a un momento.

Il critico è sollecitato da propositi diversi: inclinazione artistica (godimento della letteratura come arte), preoccupazione sociale (l’opera come atto), differenza tra pratica (interpretazione di testi particolari) e teoria (chiarimento di un ordine significativo), distinzione tra individuale e sistema (movimenti generazionali, inerzia della scrittura).

L’attività dello scrittore e del critico – storico comparatista hanno alcuni aspetti in comune – rifiutano di consacrarsi tanto ad uno degli aspetti delle polarità – il locale – quanto all’inclinazione opposta – l’universale-

Le coordinate dell’esperienza del lettore e del poeta sono molteplici, cangianti, successive.

- Borges (parentela con Vladimir Nabokov ma anche debiti con pensatori tedeschi ed origini avanguardiste vicine a E. Pound o T.S.Eliot)

L’orientamento di qualunque memoria è sempre imparziale, o comunque incompleto, di fronte alla ricchezza della storia letteraria.

- Cervantes (Ludovico Ariosto, idee di poetica di Torquato Tasso, le satire di Orazio, le metamorfosi di Ovidio, le Maccheronee di Teofilo Folengo – un sistema tripartito: latino, spagnolo, italiano. Ricordi dell’interminabile lotta con l’Islam nel Mediterraneo si aggiungono alle influenze). Innumerevoli scrittori uscirono dall’ambito della loro cultura d’origine entrando in contatto con forme nuove, estranee.

- Tradizione Ebraica – L’Ebreo Errante, creato a immagine e somiglianza dello scrittore europeo, il poeta latinoamericano deve allontanarsi dal suo condizionamento storico, per ritornare alle radici. Octavio Paz: solo il figliuol prodigo ritorna, Neruda si esercita col surrealismo europeo per poi tornare alle radici, Garcia Marquez scrive: “Il mio maestro è William Faulkner”.

Gli scrittori, per quanto ne sappiamo a partire dalla Poetica di Aristotele, hanno più profondamente sentito tensione tra particolare e generale – proprio come il comparatista.

 

L’Uno e il Diverso

La rivelazione dell’unità della letteratura, al di là di differenze storiche e nazionali, fu progetto romantico. Alessandro Cioranescu: “Possibile esistenza di una repubblica letteraria europea” – “ricerca di essenze o di sostrati”

Arturo Graf – lezione a Torino del 1876 – necessità di “cercare nel vario e nel mutevole il conforme e il costante”

J. Ortega y Gasset “Teoria del Classicismo” 1907 postulava una sostanza immanente per fare della classicità un “concetto sovrastorico” , “l’uomo porta dentro ogni futura poesia” e “ogni poeta ci plagia”.

Fernando Pessoa – “poiché non potremo mai conoscere tutti gli elementi di un problema, non lo potremo mai risolvere” – In comparatistica non si conoscono tutti gli aspetti, ma il conosciuto aumenta ogni giorno. Come l’antropologia, la letteratura comparata estende in modo decisivo ciò che possiamo esprimere, approfondendo l’intelligenza dell’umanità.

La conoscenza storica o storicistica è limitata. Non tutto è divenire, né tutto è continuità. Trattandosi di scritti, folclore o moitologia, la conoscenza storica implica un processo costante di differenziazione. Tutti i temi si frammentano e suddividono.Occorre continuo dialogo fra strutture ricorrenti e cambiamento. Esempio multisecolare è lo studio della tematica dell’esilio (L’exil vient de loin, scriveva Saint John Perse)

- Aristippo di Cirene nato nel 435 a.c. compone un’opera in dialogo “Agli Esiliati”

-Plutarco trattato “Intorno all’Esilio”

- In epoca moderna Mazzini, Silone, Marx, Thomas Mann

- grandi esempi di Ovidio, Dante, Rousseau

Molti tratti dell’esilio, considerato anche come una certa struttura sociale, politica e linguistica – o semiotica – si ripetono insieme alle loro conseguenze letterarie.

Karl Vossler pensava che l’idea di Weltliteratur – Bibliotheca Mundi – non potesse essere conseguita se non con un rinascere delle credenze religiose. Non le conclusioni ma le premesse si incontrano con il campo di studi della comparatistica – Gli studi comparati nascono nel gran crollo del secolo XVIII e XIX, crollo dell’unico mondo poetico, di un’unica Letteratura basata su paradigmi offerti da un’unica tradizione, da credenze integratrici, da insegnamenti di una poetica multisecolare e quasi assoluta.

Glauco Cambon “Il Futuro della Letteratura Comparata” 1979: con la fine dell’egemonia dei modelli classici iniziò un processo che convertì in un multiverso culturale ciò che anteriormente era stato un universo afferrabile.

Desiderio di disintegrazione o condizione generale?

Non c’è tragedia o epopea perché non c’è più ordine ancestrale restaurabile

Italo Calvino: “L’opera letteraria potrebbe essere definita come un’operazione del linguaggio scritto che coinvolge contemporaneamente più livelli di realtà”

Machado: ” l’insanabile alterità dell’uno, l’essenziale eterogeneità dell’essere”

Octavio Paz: Ora, lo spazio si espande e si disgrega; il tempo torna ad essere discontinuo; e il mondo, il tutto esplode in frammenti. Dispersione dell’uomo, errante in uno spazio che a sua volta si disperde, errante nella sua propria dispersione. In un universo che si disgrega e si separa da sé, totalità che si può pensare solo come assenza o collezione di frammenti eterogeni, anche l’io si disgrega (L’Arco e la Lira, 1976)

Michail Bachtin accentuava il plurilinguismo del genere romanzesco – “pluridiscorsività”

Zone di personaggi, la zona è il raggio d’azione della voce del personaggio.

Se la poesia è tentativo di riunire ciò che fu scisso, la comparatistica è un tentativo secondo, un “metatentativo” di riunire scoprire confrontare le creazioni prodotte nei più disparati e dispersi luoghi e momenti.

 


Alda Merini, da “Terra d’amore”

Novembre 11, 2009

La verità è sempre quella,

la cattiveria degli uomini

che ti abbassa

e ti costruisce un santuario di odio

dietro la porta socchiusa.

Ma l’amore della povera gente

brilla più di una qualsiasi filosofia.

Un povero ti dà tutto

e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

 

Alda Merini, da “Terra d’amore”


Ottobre 25, 2009

Era un torrente scavato nel legno

Scavalcava l’albero

E raggiungeva le foci.

Sensazione fremente d’acquoso mistero.

Nel ricordo di un sogno

Anch’io mi perforo

E spalanco ferite,

Estraggo i miei pezzi,

Uno ad uno, organi e ghiandole, strizzo la bile

E disegno un albero verde.

Mi squarto e mi appendo,

Mi carico in spalla il costato

Sfilaccio la carne che pende da madide ossa

Il sangue – nelle fogne – faccio colare

E nel cuore scolpisco un rosso pagliaccio.

Ivan Fassio


Ottobre 25, 2009

Oscurantismo in cui vivo

Mi fa respirare

Superstizione in cui credo

Mi fa trepidare.

Candida la mia scrittura da amanuense

Non crede nei concetti

E illustra ogni vocale

Orna e incornicia consonanti.

Copia per vizio e ignora il futuro,

S’estingue in un’anonima colpa.

Ivan Fassio


Ottobre 25, 2009

Beato chi non vede

L’ha detto il mio signore

- E’ lui, mio signore,

Perché nulla conosce

Parla di ciò che non sa.

Ha appreso soltanto a pregare

Con gli occhi -

Il monaco scrive e sa di copiare

Copia l’artista e sa di comporre.

Crudele al mondo è apparire

Beato chi non vede, chi non sa di dormire!

Ivan Fassio


Ottobre 25, 2009

Infanticidio sulle colline

E’ atto naturale, sacrificio

Appena dovuto all’arso filare

Che scuote tremende meraviglie:

All’ultimo vento di Novembre

La brina si rinforza, accartocciati pampini

Nascondono dei ragni un’ultima speranza

Un’umida nidiata palpitante.

Il bambino che muore non conta

Se nessuno l’ha visto non c’è colpa:

S’estingue come il nome della madre

S’essicca come il sangue del parto.

Così, è vero, ogni vita si consuma

Col suo dolore confitto in carne e ossa

Mentre grondano di lacrime le mani d’una donna.

Ivan Fassio


Ottobre 12, 2009

 

I)

Ritmo scende in picchiata
Tutto danno interno
E dalla cassa toracica
Spira barocco inverno:
Basta l’ultima fatica
Franta in volata
A rinverdirne l’inferno.

 

II)

Sui sensi affiora

E/spia sospiro ultimo

D’imperfezione:

Odori sparsi

Come polpastrelli

Premono la pelle.

 

III)

O altrettanto pericolante

Chiunque esso sia:

Franto tra rulli

Tra pietrame franato

Al bordo d’orrido granito

Spaurito…

Certo porti a dolce parto

Tutto questo sfare

E che l’altra partenza si libri

Com’è scritta: lieve.

 

Ivan Fassio


Gran Finale

Ottobre 3, 2009



Presente già passato

Se fosse destinato

Lo sarebbe al distaccato dalla sorte,

All’esiliato in ogni luogo

Della terra e della mente.


Libro canto spettacolo,

Questo gesto spezzato

Appena comprendiamo:

Che davvero non sia mai finita

Per chi è ferito a morte

Per chi è segnato a vita!


La tragedia a ripetizione

Di vivere in contraddizione

E’ categoria ampia, tetra,

Forse infinita, ognuno può rientrare.

Eppure fai un passo indietro

Mentre mi ascolti: di certo

Non risulti nell’elenco, non sei invitato,

A te, proprio a te,

Questo verso non è dedicato!


Ivan Fassio


Il Primo Applauso

Ottobre 3, 2009

Prego.. Io non ringrazio, prego..
Non accuso colpi, né strazio,
Né sforzo, e non son stanco
Ché la condanna è mia soltanto.
Pago la colpa perpetrandola, recidivo
Non divido con nessuno
Il reato che commetto.

Io sono l’incarcerato, il costretto.
Canto in manette, torturato
Nell’angolo più sporco, bocconi sul selciato.
Sono io l’oracolo, simulacro che sviene e va
- E la mia voce proviene già d’altrove:
Alti astri, bocche spalancate, incolmabili destini -

Se un applauso è dovuto,
Sarà gesto sacro
Render grazie adorato:
una folla in ginocchio ad ammirare sventure
- D’altronde siete liberi d’andare,
Non dovete restare -

Io devo: piango e mi lego,
Per questo non ringrazio, prego!

Ivan Fassio


Settembre 22, 2009

Per apporre una firma – si deve sostare – più volte – a Canossa. Dove le ginocchia s’incollano al ghiaccio, una nevicata innalza un altare, parole disciolte nella pagina bianca colmano gli occhi di sale.
Per apporre una firma, si passa ogni giorno a Canossa, così poveri che in tasca non ci stanno neppure le mani – sono volate, le ossa spezzate, e paiono ali, appollaiate in più alte cimase…

Io, che nemmeno conosco chi sono, a Canossa scendo ogni sera, al mio Appennino cinereo. Non rifiuto catene, a torto o a ragione, per non credermi libero. Eppure, dopo un’attesa estenuante, m’affiora alle orecchie una frase, e dice che è mia.
Il mio nome e cognome è allora più bella poesia. La mia firma è mistero e miracolo, mi chiamo e sorprendo, la ripeto su lapidi, su fogli, quaderni, la intaglio nei legni. Nero su bianco, la osservo lasciare il suo alone di cenere, cantare il suo flebile canto, seguire il suo senso scandito dal vento. Si avvicina per cospargermi il capo, segna leggera sulla fronte il perdono, per un momento soltanto.

Ivan Fassio


Settembre 19, 2009

Colui che scende nell’arena della sua nuova opera in una straordinaria esaltazione di tutto il suo essere, mentre, da tre giorni, nessuno, tranne sua madre, ha diritto di sguardo sul suo silenzio, nessuno, tranne la più vecchia delle ancelle, ha diritto d’accesso alla sua camera; colui che conduce alla fonte la sua cavalcatura senza bervi egli stesso; (…) colui che indossa la veste del poeta, fra due grandi azioni virili, per onorare la facciata d’una bella terrazza; colui che si distrae durante la consacrazione d’una navata, poiché nel timpano ci sono certe brocche, come branchie, murate per l’acustica; colui che ha avuto in erdità, su terra di manomorta, l’ultima voliera per gli aironi, insieme ad opere bellissime sull’arte della caccia, sulla falconeria; colui che fa commercio, in città, di grandissimi libri, amalgesti, portolani e bestiari; che si dedica tutto ai mutamenti fonetici, all’alterazione dei segni e alle grandi erosioni del linguaggio (…)

Saint-John Perse, Esilio