L’atleta si destreggia e attende al gran finale con mosse sensuali e calcolate. Lucidità s’intuisce nel lavoro cupo, volontario, che scava un corpo e all’ovvio lo conduce senza scarti, alla regola modella i suoi pensieri. Come pagina, si piega, ad un suo gesto, un’apparenza. Ma sentivamo la vita a repentaglio – onda assurda chiama e culla – se immaginavamo rappresaglia di noi stessi, nostra passata e futura assenza: e la finzione, finalmente necessaria, s’insinuava e traduceva in slancio. L’unica disciplina umana, affascinante, scoprivamo: fosse il lamento d’un attimo, canto così sgraziato da commuoverti, frammento scagliato sul momento a squarciare una realtà. S’indovinava il genio, che, allacciato alla tua vita, riproduce, crea assordante, spinge: in stati di grazia, in un immacolato presente, come parola si propaga. Crudele palio evanescente, sregolato, si divincola impotente, e mette in gioco un’esistenza!
Pubblicato da belacqua
Pubblicato da belacqua
Pubblicato da belacqua