Il portone che spalanchi e varchi è trittico semimovente a rilievo su rame. Scosti il tendone, tra le mani una candela, per la troppa luce non vedi in chi t’imbatti, c’è troppa luce e senti solo suoni sordi ed i tuoi passi.
Soffio di vento smorza la candela e inventa nuovo trucco all’illusione, pian piano indossa una maschera salda la tua attuale visione.
Cerchi e trovi, in questo circo opaco, lo scorcio che da tempo non frequenti. Rivedi il sole che violenta il solido candore del tuo corpo, ritrovi la linea che segna il volto nella tensione creativa del tuo rimuginare.
Indossi ancora drappi e finiture: mille scorze sovrapposte all’identità da scortecciare. A guidarti è la tua acquisita cecità, una Santa Lucia tutta nervi e sensazione ti mostra alcune sue illuminazioni.
Esseri fantastici, nel passato e nel futuro, la santità ti conduce con mano ferma a indovinare: la vampira che muore e muore nel proprio sesso – muore la sua morte ancora e sempre -, l’aliena scintillante di pomate, plastiche, smalto – l’occhio rivolto a un panorama stellare o a un cielo coperto? -. La donna nuda nascosta nelle cerimonie delle dame s’esercita al trapezio, il punto di vista del sole all’alba sul tepore della carne cela un vizio. Inizi ad osservare ogni gesto quotidiano senza la tua consueta fissità e scandagli, senza pause, il fondale dei tuoi sensi.
Ammiri finalmente la nudità coprente di vive statue anestetizzate, la fisicità imperante di cadaverici pezzi da museo, il particolare fotografico di un mondo difettoso, l’ineluttabile e scostante bozzetto di un creatore bizzarro e dispettoso.
(Composizione ispirata alle opere di Ottavia Boano intitolate La Maschera dell’Illusione, Il Sole, Tensione Creativa, Santa Lucia, La Vampira, L’Aliena, Nuda Coprente, Punto di Vista, Sole all’Alba, Gesto Quotidiano, Fisicità Imperante, Particolare, Bozzetto, Punto di Vista 2 – dalla mostra “Punti di Vista”, Palazzo Ottolenghi, Asti. Le parole in grassetto rimandano, naturalmente, ai titoli delle opere.)
Ivan Fassio