I.
Sfera, cassa o quadra risuona, parlotta. “Non t’ascolto” a ognuno avrebbe detto, permalosa. Ma, quando bisboccia, sfera, cassa o quadra s’annulla da sola, di botto. E tace, fino al prossimo attacco, al tornare, cavilloso, di qualche paradosso.
Tira un dado, t’apostrofa, nella scatola rossa, e nota il caso. Si sfoga a più non posso, a capo chino su ogni lato della fossa. Se avrà capito la risposta, vedrai che sfera, cassa o quadra più non sbotta. Calma riposa, s’arrotola nella sera che annotta.
II.
Un dolore coperto
E sopra la foglia,
- E ancora più foglie
Di un verde più chiaro -
Man mano che copre
Lo rende più strano.
Se il foglio si buca,
Se strappi la carta
Il gesto si libra
E scopre gengive
E scava nel rosso
Del verde di prima.
III.
Luccicavano i suoi occhi
Balenava un’intenzione
Non sapeva come dire
Se spiegare o sorvolare.
Poi taceva.
Per chi lo conosceva
Era immagine cara,
Bandiera bianca,
Sacro simbolo del volere.
Eppure piangeva.
IV.
Simpatia come Religione
Ha le chiavi del paese
Libero ingresso al campanile.
Da fuori il tempo s’arresta
Quel tanto che può, nell’ora di festa:
Non ti lascia ferito un’assenza,
Del ricordo ti godi il silenzio.
V.
Poeta Inglese, io so
Che provi dal dirupo
La quieta lontananza
Dall’umano.
Nella divina indulgenza
Scrivi un verso invernale
Svapora i suoni dal sale
Dissipa questo gomitolo
D’intenzioni umorali
Sgretola la pietra del male!
Ivan Fassio
Pubblicato da belacqua
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