Era un torrente scavato nel legno
Scavalcava l’albero
E raggiungeva le foci.
Sensazione fremente d’acquoso mistero.
Nel ricordo di un sogno
Anch’io mi perforo
E spalanco ferite,
Estraggo i miei pezzi,
Uno ad uno, organi e ghiandole, strizzo la bile
E disegno un albero verde.
Mi squarto e mi appendo,
Mi carico in spalla il costato
Sfilaccio la carne che pende da madide ossa
Il sangue – nelle fogne – faccio colare
E nel cuore scolpisco un rosso pagliaccio.
Ivan Fassio
Novembre 3, 2009 alle 8:43 am |
leggo transiti. tracciati faticosi nel sereno.
più nuvole di quante il vento ne soffia via.
accento sugli spazi bianchi, tensione appassionata
pure se a volte le mani restano immobili sui fianchi
non osando una nudità temuta inavvicinabile. leggo
desiderio di ascoltare ad occhi chiusi. e ti leggo sempre.
un caro saluto, Ivan e scusa per la saltuarietà dei commenti.
paola