Presente già passato
Se fosse destinato
Lo sarebbe al distaccato dalla sorte,
All’esiliato in ogni luogo
Della terra e della mente.
Libro canto spettacolo,
Questo gesto spezzato
Appena comprendiamo:
Che davvero non sia mai finita
Per chi è ferito a morte
Per chi è segnato a vita!
La tragedia a ripetizione
Di vivere in contraddizione
E’ categoria ampia, tetra,
Forse infinita, ognuno può rientrare.
Eppure fai un passo indietro
Mentre mi ascolti: di certo
Non risulti nell’elenco, non sei invitato,
A te, proprio a te,
Questo verso non è dedicato!
Ivan Fassio

Ottobre 3, 2009 alle 2:54 pm |
mi piace questa tua vena sarcastica.
bravo Ivan, dedicata o meno, ne ho goduto…
alla faccia tua!
Ottobre 7, 2009 alle 11:10 am |
forse all’indietro, ma io ci vengo lo stesso!
Ottobre 7, 2009 alle 6:30 pm |
la tragedia deve essere a ripetizione, così come lo è il melodrammatico vivere quotidiano.
Cerchiamo almeno di divertirci nella commedia…
lori
Ottobre 8, 2009 alle 9:08 am |
il teatro del te(t)ro. eppure la vena
di burla dello stare (e scomodi) batte il tamburo.
<i)
E’ categoria ampia, tetra,
Forse infinita, ognuno può rientrare.</i)
questo distico è potente, mi rimbomba.
il rietrare finale. o iniziale.
tutto il testo mi è davvero piaciuto.
un caro saluto, Ivan e grazie
per i tuoi pensieri da me.
paola
Ottobre 8, 2009 alle 9:08 am |
del te(a)tro.
sarebbe così. scusami.
Ottobre 9, 2009 alle 1:19 pm |
“Eppure fai un passo indietro/Mentre mi ascolti…”
Sembra una “poesia ad aria compressa”
Interessante riflessione sulle speranze e sui limiti della comunicazione e del linguaggio.
Ciao,
Giovanni