S’interrogò sul mistero del genio del cuore, che frantuma strati di ghiaccio e li fa ribollire, e parlò di parole possedute e studiate. Lo ascoltavano tutti ma nessuno annuiva, lo ascoltavano ancora e già il primo dormiva.

Mentre la sera tendeva alla notte e facili stelle congelavano piano, accavallava le gambe e indossava gli occhiali. Alba diafana o crepuscolo acceso?

Di questo sogno d’insonnia non ebbe il tempo di prendere nota: ballava la logica sulle parole stanche, belle e vere, calde appena morte – mentre il sonno ammaliava le palpebre. 

Ivan

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